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Appia Antica, una strada ricca di storia

Appia Antica, una strada ricca di storia.

Sono molte le aree di Roma dove è possibile acquistare una villa senza per questo allontanarsi troppo dalla città eterna. Da Roma Nord, dove la zona di Formello regna sovrana, a Roma Sud le opportunità sono illimitate. Ma quando si parla di acquistare una villa nella zona Sud di Roma, in un’area prestigiosa e immersa nel verde, la location più indicata è sicuramente l’Appia Antica. Una strada ricca di storia con uno scenario capace di togliere il respiro. Da più di 2300 anni. Il fascino dell’Appia Antica cresce di pari passo con lo scorrere del tempo. Per rendersene conto, basta concedersi una passeggiata lungo questa strada, simbolo di una civiltà intera.

Prestigio del luogo

L’Appia Antica, la strada romana che collegava Roma a Brindisi (l’allora più importante porto per la Grecia e l’Oriente nel mondo dell’antica Roma), è la più famosa strada romana di cui siano rimasti i resti. La sua importanza trova conferma nel soprannome datogli dai Romani, Regina Viarum.

Meta ideale per passeggiare o pedalare fra alcuni gioielli fuori dal tempo (dal Mausoleo di Cecilia Metella fino a Capo di Bove, queste le gemme da visitare nel tratto iniziale della “Regina Viarum”), questa strada rappresenta una ghiotta occasione per trascorrere un pomeriggio all’aria aperta. Per  camminare (o pedalare) fra sentieri lastricati e testimonianze del passato. Un’era lontana talmente grande da continuare a riempire il presente.

Mausoleo di Cecilia Metella, storia di una tomba

Punto di partenza è il Mausoleo di Cecilia Metella, situato al III miglio dell’Appia Antica, a circa trecento metri a sud del complesso di Massenzio. Il sepolcro, dedicato a una nobildonna della quale si sa ancora pochissimo, è stato costruito fra il 30 e il 10 a. C. Rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’archeologia romana. Difficile, infatti, trovare nell’Urbe dei monumenti funerari di tali dimensioni.

Le tombe erano collocate sulle strade per far rivivere il defunto negli occhi dei vivi – spiega Bartolomeo Mazzotta, archeologo della Soprintendenza dei Beni Archeologi di Roma – e poi rappresentava un vero e proprio status sociale. Le famiglie ricche facevano a gara per comprare i terreni al margine delle vie per dimostrare la propria opulenza”.

Descrizione della tomba

La tomba si presenta come un alto cilindro rivestito da una serie di lastre di travertino, che poggia su un basamento quadrato. All’interno, invece, è presente una camera sepolcrale conica aperta sulla sommità con un oculus. La camera custodiva il corpo della ricca matrona romana, probabilmente nuora di Marco Licinio Crasso, membro, insieme a Cesare e Pompeo, del primo triumvirato del 59 a.C. Ma non finisce qui.

Fortificazione del Mausoleo nel 1302

A dare una seconda vita al Mausoleo, infatti, ci ha pensato la famiglia Caetani che, nel 1302, decise di fortificare la costruzione. Obbligò così i viandanti a pagare il pedaggio per accedere alla strada. Dopo aver acquistato i terreni che costituivano la località chiamata Capo di Bove (per il fregio con teschi di bue che decora il mausoleo), i Caetani fece innalzare una cinta muraria con all’interno una chiesa, un palazzo e un torrione. Una parte della fortificazione, oggi, ospita al proprio interno il Museo dell’Appia, una raccolta di statue, sarcofaghi, iscrizioni e rilievi provenienti dalla Regina Viarum.

Sorprese durante gli scavi del 1999

Le sorprese, però, non sono ancora finite. Nel 1999, infatti, durante gli scavi per la costruzione dei bagni in vista del Giubileo, è stato scoperto un giacimento di basalto. Questo materiale è una pietra frutto dell’ultima eruzione del vulcano laziale, risalente a 260 mila anni fa. Ora riveste l’intera Appia Antica.

Capo di Bove

Al IV miglio poi è situato un altro polo di eccellenza. Si tratta di Capo di Bove, un’area di circa 8600 metri quadrati che in precedenza era stata adibita a villa privata (con tanto di piscina esterna). Almeno fino al 2002, quando la Soprintendenza Archeologica e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali decisero di acquistarla. Per farlo hanno esercitato il diritto di prelazione, dato l’interesse archeologico dell’area. Così facendo trasformarono la struttura nell’unico cancello aperto sull’Appia Antica.

Conversione del luogo, le mostre

L’edificio principale è stato convertito in un centro polifunzionale. Un’area in grado di ospitare uffici, conferenze ed eventi culturali. Ma anche altro. Per esempio l’Archivio e la Biblioteca di Antonio Cederna, il padre del movimento ambientalista in Italia che tanto si è battuto per la tutela dell’Appia Antica. L’edificio, che sorge sulla cisterna romana che alimentava le terme, è soprattutto un luogo dedicato alle mostre. In esposizione, infatti, non ci sono solo le foto che testimoniano i successi della Soprintendenza nella lotta all’abusivismo edilizio che aveva deturpato l’area, ma anche una serie di reperti archeologici da stropicciarsi gli occhi. Come i due tubi di piombo rinvenuti nei pressi del sepolcro dorico al IV Miglio.

Citazioni sui reperti

Quando li abbiamo trovati – racconta Bartolomeo Mazzotta qualche operaio si è spaventato perché pensava che si trattasse di un ordigno inesploso. Invece, una volta aperti, abbiamo scoperto che custodivano le lettere che due amanti si erano scambiati fra il 1926 e il 1927. Allora – aggiunge – per un tradimento c’era anche il carcere. Così questi due innamorati hanno deciso di mettere fine alla loro storia e hanno sotterrato le lettere che si erano scambiati”. Fogli che, arrivati intatti fino a noi, ci restituiscono i sospiri di un amore lontano, scandito da parole ormai fuori dal tempo.

Se potesse misurare – si legge – la dolce commozione, l’incanto, la bellezza dell’istante in cui le mie mani stringono i suoi scritti, in cui il mio cuore si prepara, con indicibile ansia, ad ascoltare le sue più desiderata parole, comprenderebbe pienamente la mia riconoscenza per la consolazione che ancora vuol serbarmi scrivendomi”. Uno scavo nel giardino della villa, poi, ha portato alla luce un impianto termale del II secolo d.C. Della struttura rimangono decine di ambienti, pavimentazioni a mosaico e in marmo colorato, vasche, l’impianto fognario e porzioni dei rivestimenti in lastre di marmo.